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lunedì 10 febbraio 2014

"IL MESE DEL TIBET"

Per dare la possibilità a tutte le persone interessate o solamente curiose di conoscere le tradizioni e la cultura di un popolo millenario, abbiamo organizzato una serie di incontri pubblici a partire dal 10 Febbraio 2014.
Gli eventi saranno di genere diverso e comprenderanno due mostre fotografiche, presso il palazzo della Regione Liguria, con scatti di Giampietro Mattolin, un viaggiatore e fotografo da più di trent'anni che ha attraversato e conosciuto luoghi remoti in tutti i continenti.
Si potrà assistere ad una conferenza pubblica presso il Palazzo della Regione Liguria a cura di Piero Verni, scrittore e giornalista tra i fondatori dell’Associazione Italia-Tibet di cui è stato il primo presidente. Profondo conoscitore delle civiltà orientali e delle culture indo-himalayane, da oltre vent'anni compie viaggi di studio e ricerca in India, Tibet e nella regione himalayana. Ha scritto una Biografia autorizzata di Sua Santità il Dalai Lama ed è l’autore del libro "Le terre del Buddha", pubblicato dal Touring Club.
Gli incontri pubblici con Ghesce Ngawang Sangye presso il palazzo della Regione Liguria e con Ghesce Lobsang Tenkyong presso il teatro della Tosse saranno un'occasione per conoscere due Lama tibetani che esporranno un'introduzione al Buddhismo tibetano e al Dharma.
Avremo anche la possibilità di vedere insieme delle proiezioni presso il centro di Dharma.



L’EREDITA' DEL TIBET

Il Tibet, questo sterminato altopiano grande quasi quanto l'Europa che separa e nel medesimo tempo collega le steppe mongole alle pianure indiane è, e soprattutto è stato, un immenso crocevia di razze, culture, religioni, etnie e civiltà. Forse nessun altro luogo dell'Asia ha tanto colpito la fantasia e l'inconscio del mondo occidentale, che ha voluto vedere nel Tibet il contenitore mistico di tutte le speranze, le fantasie, i sogni e i desideri che non riusciva (o non riusciva più) ad appagare. Il Tibet come Shangri-là dello spirito, luogo mitico dove i saggi potevano volare, la gente era felice e alcuni iniziati avevano forse scoperto il segreto dell'immortalità. Così veniva descritto il Tibet in alcuni popolari resoconti di viaggio dell'Ottocento e dei primi decenni del Novecento. Ovviamente le cose stavano diversamente. Il Tibet, come del resto le altre nazioni del nostro pianeta, non era un mitico paradiso terrestre, la gente non era tutta e sempre felice e nessuno aveva scoperto l'elisir di lunga vita. Quella tibetana era però una civiltà di grande valore. Poco sviluppata dal punto di vista del progresso materiale era invece incredibilmente progredita sotto il profilo della ricerca filosofica e interiore. La gente, a qualsiasi gruppo sociale appartenesse, mostrava una coesione culturale e una adesione nei confronti del proprio stile di vita che non aveva paragoni nelle limitrofe nazioni asiatiche.
L’invasione cinese degli anni ’50, soprattutto nel decennio allucinato ed iconoclasta della “Rivoluzione Culturale”, ha cercato di annientare quel mondo portandolo sino alla soglia dell’estinzione totale. Con i cambiamenti politici avvenuti in Cina a partire dagli anni ’80 dello scorso secolo le cose sono leggermente mutate e i tibetani stanno tentando di mantenere in vita almeno l’essenziale della loro civiltà sia pure in mezzo a difficoltà di ogni genere. Le cento persone che in due anni si sono immolate con il fuoco per protestare contro l’occupazione di Pechino, rivelano  quanto ancora siano drammatiche le condizioni di vita per le genti del Tibet. 
Ma l’universo tibetano, così duramente colpito sul Tetto del Mondo, continua a vivere anche nel vasto spazio di quello che generalmente viene definito “Tibet etnico” (Ladak, Sikkim, Mustang, Dolpo, Bhutan etc.). Vale a dire quell’universo himalayano abitato da popolazioni di origine tibetana che, pur non essendo mai stato governato direttamente da Lhasa, ha sempre espresso e continua ancora oggi ad esprimere una civiltà assolutamente consonante con quella tibetana per quanto riguarda religione, cultura, tradizioni e composizione sociale. E’ palese l’odierna importanza del “Tibet etnico” poiché consente di incontrare quella koiné culturale e religiosa che nel Paese delle Nevi non può più esprimersi come vorrebbe. 
Infine vi è il Tibet dell’esilio, quella microsocietà ricostruita dagli oltre centomila profughi tibetani che si sono insediati in India, Nepal, Bhutan e che cercano  in ogni modo possibile di preservare il cuore della propria cultura. Un Tibet dell’esilio che nonostante mille problemi e mille difficoltà sembra in grado di vincere la sua incredibile scommessa con la storia. 
Oggi, in quello che il Dalai Lama ha spesso definito “il periodo più drammatico della sua intera storia”, il popolo tibetano ha bisogno della solidarietà internazionale e il modo migliore per suscitarla è far conoscere la sua antica e nobile civiltà. E spiegare come l’eredità del Tibet non appartiene solo alle donne e agli uomini del Tibet ma all’intera umanità. Quindi a tutti noi.


    Piero Verni

LA PRATICA BUDDHISTA NELLA VITA QUOTIDIANA GHESCE NGAWANG SANGYE

LA PRATICA BUDDHISTA NELLA VITA QUOTIDIANA

GHESCE NGAWANG SANGYE

 11 - 12  Febbraio 2014

Martedì 11 alle ore 20.30

Mercoledì 12 alle ore 20.30   

il costo dell’insegnamento: OFFERTA MINIMA 10,00 EURO
Per informazioni tel. 335.8063324 – mail : segreteria@sabsel.com
Sabsel Thekchok Ling– Corso Torino,19/1B – 16129 Genova
Per informazioni tel. 335.8063324 – mail : segreteria@sabsel.com
Sabsel Thekchok Ling– Corso Torino,19/1B – 16129 Genova

Per informazioni tel. 335.8063324 – mail : segreteria@sabsel.com
Sabsel Thekchok Ling– Corso Torino,19/1B – 16129 Genova


La pratica Buddhista nella vita quotidianaAnche se dall'indicazione l'argomento trattato può sembrare generico, in realtà Ghesce Ngawang Sangye darà insegnamenti sulla natura della mente di Buddha il Tathagatagarba.
Questo soggetto è motivo d'indagine nelle principali scuole filosofiche Buddhiste Mahayana,  e potrebbe essere un importante spunto per le riflessioni individuali. Inoltre è anche recente argomento di studio  per chi segue il corso Alla scoperta del Buddhismo. 




Ghese Ngawang Sangye 
E' un Geshe Lharampa e quindi detiene il più alto titolo di studi  conseguibile all’interno della tradizione gelug-pa. E’ in grado di insegnare qualsiasi tipo di soggetto. Ha 39 anni e la sua formazione è avvenuta nell’Università monastica di Sera je dove attualmente insegna a circa 800 monaci.
Viene considerato da tutti i più anziani maestri di Sera je come un Geshe di straordinarie qualità.


martedì 21 gennaio 2014

Il Ven. Kiabje Dagri Rinpoche visita i centri FPMT Italia


25-26 GENNAIO "La Lampada Preziosa" di Khunu Lama Rinpoche 1° parte con Ghesce Ciampa Ghelek

 25-26 GENNAIO
"La Lampada Preziosa" di Khunu Lama Rinpoche
 1° parte con Ghesce Ciampa Ghelek


La Lampada Preziosa
Di Khunu Lama Tenzin Gyaltsen (1894 – 1977).

Khunu Lama era un grandissimo maestro, laico,considerato dai buddhisti tibetani di tutte le tradizioni un esempio di altruismo e modello vivente di bodhicitta. Tra i suoi allievi anche il 14° Dalai Lama, che amava discutere con lui su concetti filosofici dei principali testi. In questo testo si racchiude in versi l’essenza del principio del budhismo mahayana : la bodhicitta. Questo significa sviluppare una pratica di altruismo e compassione verso gli altri per sollevare l’attaccamento all’io che generalmente crea delle ansie egoistiche e delle preoccupazioni, cause dei principali malesseri dei giorni nostri. Questa forma di altruismo ci permette di sviluppare amore verso gli altri esseri e di raggiungere una completa felicità interiore.
“Tenere tra le mani un testo sulla bodhicitta di khunu lama è un opportunità impagabile, una guida luminosa per ogni maestro. Mi sono sempre detto che doveva essere stato così anche S.Francesco d’Assisi.”
Sogyal Rimpoche

sabato 25 e domenica 26 gennaio
 — presso Centro Buddhista Drolkar Genova.

venerdì 15 novembre 2013

L'essenza delle buone spiegazioni (2° incontro) Ven. Alak RINPOCHE 7 - 8 Dicembre 2013

L'essenza delle buone spiegazioni (2° incontro)
Ven. Alak RINPOCHE
7 - 8 Dicembre 2013
Sabato 7 con orario 14.30 - 17.00
Domenica 8 con orario 10.00 - 12.30 e 14.30 -17.00

  Il costo dell’insegnamento : OFFERTA MINIMA € 10,00 
Per informazioni tel. 335.8063324 – mail : segreteria@sabsel.com

In questo prezioso insegnamento Alak Rimpoche continuerà il commento del testo del grande dotto tibetano Lama Tzong Khapa (1357 – 1419)  “L’Essenza delle Buone Spiegazioni – La lode a Buddha Shakyamuni per il suo insegnamento sul sorgere dipendente” composto, secondo la tradizione, in una sola giornata.
Questo breve componimento rappresenta una vera e propria summa della filosofia buddhista della Via di Mezzo (Madhyamaka), condensando in sole 58 strofe gli insegnamenti sulla dottrina della vacuità di vera esistenza, che nel mondo fenomenico si manifesta come il sorgere di tutte le cose in dipendenza da cause e condizioni e il loro essere prive di qualunque traccia di esistenza intrinseca.

“Porgo lodi al perfetto Buddha,
il supremo filosofo che ha insegnato
che ciò che sorge in dipendenza
è privo di produzione e cessazione,
di annientamento e permanenza,
di andare e venire,
di essere uguale e di esser differente,
è libero da costruzioni mentali ed è pace”




Alak Rimpoche

Alak Rinpoche è nato nell’India del Nord, ai piedi dell’Himalaya, nel 1971, da una famiglia di profughi tibetani fuggiti dalla loro terra a causa dell’invasione cinese, seguendo la fuga del Dalai Lama e dei più alti Lama Tibetani dopo il 1959. Fu riconosciuto nel 1978 dal tutore anziano del Dalai Lama come nona reincarnazione del precedente Alak Tulku Rinpoche, del Monastero di Chapung in Tibet. Iniziò così, all’età di sette anni, la vita da monaco presso l’università
monastica di Sera-Je nel sud dell’India dove, dopo venticinque anni di studio, ha ottenuto il titolo di Ghesce Lharampa, il più alto grado di studi filosofici tibetani. Un ulteriore studio di approfondimento sul Tantra lo ha portato presso il Gyumed Tantrik College dove ha poi completato tutti gli studi della scuola Ghelugpa. Vive attualmente a Bologna ove da insegnamenti e segue una serie di progetti umanitari a favore dei profughi tibetani e dei monaci bisognosi dell’università di Sera-Je.


Calendario prossimi incontri GHESCE DONDUP TSERING 16-17 NOVEMBRE


GHESCE DONDUP TSERING Trasformare i problemi in soluzioni

Sabato 16 Novembre: ore 15:00 - 18:00
Domenica 17 Novembre: ore 10:00 - 12:00
Collegamento video dal Centro Tara Cittamani Via Lussemburgo 4 Padova
Traduzione in italiano a cura di Massimo Dusi

Nella tradizione del buddhismo tibetano sono presenti numeri testi relativi all'"addestramento mentale" (lojong).
Il loro scopo è quello di permettere al praticante di affrontare gli inevitabili problemi della vita con una
mente saggia e costruttiva, insegnando come trovare elementi positivi ed utili per la pratica anche nelle
difficoltà.


Incontri di Studio

Studio dei testi sacri: il Lam-Rim 

Sono in corso gli incontri che hanno per oggetto il Lam-Rim, un insieme di insegnamenti fondamentali per chi desidera impegnarsi nella pratica del Dharma o che comunque desidera avere una completa visione della filosofia buddhista.
Da quando il dotto maestro indiano Atisha compose, nell‟XI secolo, il primo brevissimo testo di Lam-Rim, "La Lampada sul Sentiero verso l’Illuminazione", riunendo per la prima volta gli insegnamenti buddhisti sulla saggezza, la dottrina della vacuità, e quelli sul metodo, la pratica individuale di crescita morale e spirituale, questa forma di insegnamento è stata ripresa da molti maestri ed eruditi. Molti testi di Lam-rim sono stati da allora composti, il più importante dei quali è sicuramente il Lam-rim Chen-Mo, la Grande Esposizione degli Stadi del Sentiero, scritto nel XIV secolo dal grande maestro tibetano Lama Tzong Khapa.
Vero e proprio compendio dell‟intera dottrina buddhista, il Lam-Rim, che in lingua tibetana significa "Sentiero Graduale", descrive nella corretta successione tutti gli stadi del sentiero spirituale che si devono percorrere per ottenere l‟Illuminazione, lo stato al di là del dolore.
Gli incontri hanno la struttura di un gruppo di studio, e si tengono il martedì alle 20.30, con cadenza settimanale. 
E' possibile aggiungersi al gruppo anche dopo l'inizio del corso; è comunque raccomandato ai partecipanti di mantenere un impegno ‟minimo‟ di continuità, nello studio e nella frequenza.

Meditazione

Incontri di meditazione guidata 

Nel buddhismo tibetano il termine "meditare" significa "abituarsi", "prendere dimestichezza", da cui il proverbio "non esiste la meditazione in quanto tale, ma solo il fatto di abituarsi". Da ciò possiamo intendere che meditare è lo strumento principe che guida il praticante al perfezionamento della propria mente grazie ad una reiterata abitudine positiva volta, come dicono i nostri maestri, a beneficiare tutti gli esseri senzienti. La pratica pertanto non è fine a se stessa e non è rivolta a chi intende ottenere migliori "performance" individuali per spuntare con più facilità successi mondani. Al contrario, lo scopo della meditazione è quello di eliminare, attraverso uno strumento estremamente efficace ma assai impegnativo, i difetti mentali di cui tutti noi siamo preda, sopratutto nel relazionarci con gli altri.

incontri settimanali di meditazione : 
Ogni lunedì alle 18.00 
vi sarà un incontro di meditazione basato sul testo del Lam- Rim, il "Sentiero Graduale" che contiene un compendio di tutti gli insegnamenti buddhisti da percorrere e meditare sulla strada che conduce all’illuminazione.


Per informazioni rivolgersi a:

 Tel. 335.8063324 - segreteria@sabsel.com

Guida Spirituale

Ghesce Tenzin Tenphel

Nato nel 1956 in Tibet, nel Domo, una regione vicina al Sikkim, da una famiglia di agricoltori e nomadi. Nel 1959, dopo l’invasione cinese del Tibet, fugge con la famiglia dapprima in Sikkim e, nel 1960, nell’India del Sud.
A nove anni diventa monaco e fino ai diciassette frequenta una scuola pubblica, utilizzando le vacanze scolastiche per memorizzare i testi classici della filosofia buddhista.
A diciassette anni entra nell’università monastica di Sera-je, dove studia ventuno anni e accede al titolo di Ghesce Lharampa (il più alto riconoscimento negli studi classici delle università monastiche tibetane). Nel 1994 riceve l’ordinazione monastica completa e si reca per un anno al monastero tantrico del Gyuto, per completare la sua formazione.
Tra il 1995 e il 1996 Ghesce Tenzin Tenphel viaggia con altri monaci in Europa, negli Stati Uniti e nel Canada, dove da insegnamenti. Dal 1998 è Ghesce residente dell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia ove da abitualmente insegnamenti e, dal 1988, collabora alle diverse edizioni del Masters Program, il più elevato corso di sei anni di studio di testi buddhisti in occidente. Ghesce Tenphel si reca periodicamente nei vari centri italiani per insegnare sia i Sutra che i Tantra.
Ghesce Tenzin Tenphel è molto apprezzato tra gli occidentali per la sua chiarezza espositiva, la radiante serenità e l’esplosivo senso dell’umorismo

“Sono nato in Tibet nel 1956, su una montagna nella regione orientale dell’Amdo. Dove passa la catena dell’Himalaya. Del Tibet ricordo solo il mio piccolo cane. Avevo tre anni quando sono scappato insieme ai miei genitori”, racconta Ghesce Tenzin Tenphel. “Nel 1959 - quando i tibetani si ribellarono in modo non violento contro gli invasori cinesi e questi ultimi reagirono uccidendo in pochi mesi migliaia di persone – fuggii con la mia famiglia nel sud dell’India, dove sono cresciuto”.Tenzin Tenphel e i genitori hanno camminato per giorni in mezzo alla neve. Hanno percorso il passo del Kanchenzonga a cinque mila e cinquecento metri di altitudine e le foreste di rododendri a quattro e tre mila metri. Poi hanno attraversato il fiume che scende verso lo stato indiano del Sikkim, alla ricerca di un villaggio. L’hanno trovato solo a due mila metri: poche case e un gompa, il tempio buddhista. Da qui per raggiungere la capitale del Sikkim, Gangtok, ci vogliono almeno 24 ore di strada sterrata. Dal Tibet, quello stesso anno, scapparono 85mila profughi. “Niente è cambiato in Tibet dal ’59. La comunità non è in grado di intervenire. Alcuni monaci sono tuttora in carcere o condannati a morte”.

giovedì 7 novembre 2013

Ven. Ghesce Ciampa Ghelek

Vi aspettiamo questo week-end per gli Insegnamenti del Ven. Ghesce Ciampa GhelekOrari: Sabato 14.30 - 17.00 Domenica 10.00 - 12.30 e dalle 14.30 alle 17.00


L'argomento trattato nel Sutra del Cuore della Saggezza è l'essenza degli insegnamenti del Buddha e riguarda la visione della natura ultima della realtà dei fenomeni.


IL SUTRA DEL CUORE DELLA NOBILE VITTORIOSA PERFEZIONE DELLA SAGGEZZA

Così una volta udii.

Il Bhagavan dimorava a Rajghir, sulla montagna Picco degli Avvoltoi, assieme a un vasto sangha di monaci e a un vasto sangha di bodhisattva. In quell’occasione il Bhagavan era assorbito nel samadhi sulle categorie dei fenomeni chiamato ‘percezione profonda’.
Contemporaneamente, il bodhisattva mahasattva arya Avalokiteshvara stava applicandosi proprio nella pratica della profonda perfezione della saggezza, e vide anche i cinque aggregati come vuoti di un’intrinseca natura.
Poi, tramite il potere del Buddha, il venerabile Shariputra così disse al bodhisattva mahasattva arya Avalokiteshvara: “Come deve addestrarsi ogni figlio del lignaggio che desideri impegnarsi nella pratica della profonda perfezione della saggezza?”
Così egli parlò, e il bodhisattva mahasattva arya Avalokiteshvara rispose allora al venerabile figlio di Sharadvati:
“Shariputra, ogni figlio o figlia del lignaggio che desideri impegnarsi nella pratica della profonda perfezione della saggezza dovrebbe applicarsi in essa nel seguente modo, apprendendo correttamente e ripetutamente anche i cinque aggregati come vuoti di un’intrinseca natura. La forma è vuota, la vacuità è forma, la vacuità non è altro che forma e la forma non è altro che vacuità. Allo stesso modo sono vuoti sensazioni, discriminazioni, fattori di composizione e coscienze.
Similmente, Shariputra, tutti i fenomeni sono vacuità; sono privi di caratteristiche; non sono prodotti e non cessano; non sono contaminati e non sono privi di contaminazioni; non diminuiscono e non crescono.
Perciò, Shariputra, nella vacuità non c’è forma, né sensazione, né discriminazione, né fattore di composizione, né coscienza. Non c’é occhio, né orecchio, né naso, né lingua, né corpo, né mente. Non ci sono forme visive, né suoni, né odori, né sapori, né oggetti tangibili, né fenomeni; e neppure il costituente dell’occhio e così via, fino ad includere il costituente della mente e il costituente della coscienza mentale. Non c’è ignoranza, né estinzione dell’ignoranza, fino ad includere vecchiaia e morte, ed estinzione della vecchiaia e della morte. Similmente, non c’è sofferenza, origine, cessazione e sentiero; non c’è saggezza suprema, né ottenimenti, e neppure mancanza di ottenimenti.
Perciò, Shariputra, poiché non c’è ottenimento, i bodhisattva si basano e dimorano nella perfezione della saggezza, le loro menti senza più oscurazioni e senza paura. Essendo completamente andati al di là di ogni errore, raggiungono il punto finale, il nirvana. E, affidandosi alla perfezione della saggezza, è evidente che tutti i buddha dimoranti nei tre tempi si sono anche completamente risvegliati all’insorpassabile, perfetta e piena illuminazione.
Perciò il mantra della perfezione della saggezza, il mantra della grande conoscenza, il mantra insorpassabile, il mantra uguale a ciò che non ha eguali, il mantra che pacifica completamente tutte le sofferenze, dal momento che non è falso, dovrebbe essere conosciuto come vero.
Si proclama il mantra della perfezione della saggezza:
TAYATHA (OM) GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA
Shariputra, è in questo modo che il bodhisattva mahasattva dovrebbe addestrarsi nella profonda perfezione della saggezza”.
Quindi il Bhagavan riemerse da quel samadhi ed elogiò il bodhisattva mahasattva arya Avalokiteshvara dicendo:
“Ben detto, ben detto, figlio del lignaggio, è proprio così! È proprio così! Si dovrebbe praticare la perfezione della saggezza proprio come tu hai mostrato; perfino i tathagata ne gioiscono!”
Quando il Bhagavan ebbe così parlato, il venerabile figlio di Sharadvati, il bodhisattva mahasattva arya Avalokiteshvara, l’intera assemblea attorno a loro, assieme al mondo degli dei, 
semidei e gandharva, esultarono e porsero alte lodi alla parola del Bhagavan.



Ghesce Ciampa Ghelek

 E' l’attuale docente degli studi tantrici del Masters Program residenziale dell’FPMT, oltre ad insegnare diversi soggetti nei corsi dei fine settimana.
Nel 1999 ha ricevuto il dottorato di Ghesce Lharampa, presso l’Università monastica di Sera Je, rivelandosi il primo del suo corso di studi, peraltro frequentato con successo anche da diversi allievi eccezionali, tra i quali Dagri Rinpoce.
Sul canale youtube MediaILTK è possibile seguire i video relativi all'intervista a venerabile Ghesce Ciampa Ghelek, per avere informazioni dettagliate sulla sua storia e il suo percorso di studi.


Seminario Shanti Yoga 9-10 novembre 2013

Sabato mattina dalle ore 9.00 si terrà un breve seminario presso il Centro Buddhista Drolkar Genova che mostrerà come lo Yoga è una base importante di pratica per la scienza dell'Ayurveda e sopratutto un valido supporto terapeutico. Adottando i criteri di analisi dell’Ayurveda ogni partecipante potrà determinare la sua costituzione fisica e mentale, verificarne gli squilibri, ed individuare metodi che possano produrre un riequilibrio generale attraverso le pratiche dello Shanti Yoga.

https://www.facebook.com/events/1425471594337436/





lunedì 4 novembre 2013

Chi siamo...



Sabsel Thekchok Ling nasce dall’impegno di un gruppo composto da praticanti del buddhismo tibetano e da non buddhisti, accomunati dalla convinzione che il Dharma, l’insegnamento del Buddha, rappresenti un sentiero di evoluzione e pratica spirituale profondo ed attuale per chiunque, di qualsiasi credo religioso e posizione filosofica.
Sabsel Thekchok Ling significa in lingua tibetana Centro dell’Eccellente Veicolo Chiaro e Profondo. Il nome è stato suggerito dal venerabile Dagri Rimpoche il 2 gennaio 2010.
Il centro è successivamente entrato a far parte della principale organizzazione mondiale di buddhismo mahayano, ovvero l’ Fpmt, la cui guida è Lama Zopa Rimpoche. Lama Zopa ci ha dato il nome Drolkar (Tara Bianca) affinchè questo possa essere di buon auspicio.
Il Centro si affida alla guida spirituale di Ghesce Tenzin Tenphel, Lama residente presso l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (PI), e si propone di consentire, a chiunque lo desideri, l’accesso agli insegnamenti, allo studio e alla pratica del buddhismo tibetano, attraverso gli insegnamenti di Maestri, insegnanti ordinati e laici del Sangha (la comunità dei praticanti), e attraverso il dibattito interdisciplinare di studiosi interessati all’interazione delle scienze e delle arti con il Dharma.
Nato nel corso del 2010, Sabsel Thekchok Ling segue un calendario mensile di insegnamenti di Maestri, insegnanti ordinati e laici del Sangha (la comunità dei praticanti), incontri di meditazione e studio dei testi buddhisti.